bio falco pellegrino

Falco Peregrinus

Informazioni tratte dalla pubblicazione del 2008 Il Falco pellegrino (Falco peregrinus): biologia, ecologia, etologia. Provincia di Firenze “Progetto Pellegrino Duomo” di Paolo Taranto - raptorbiol@gmail.com

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Il Falco Pellegrino, una specie suddivisa in 19 sottospecie, è un rapace appartenente all’ordine dei Falconiformes, come tutti i rapaci diurni (Avvoltoi, Aquile, Nibbi, Poiane, Albanelle ecc.).

In Italia oltre al Gheppio e al Pellegrino vivono altri falchi sebbene molto più rari: il Grillaio, il Lodolaio, il Falco cuculo, il Lanario (cugino stretto del pellegrino), il Falco della regina e lo Smeriglio.

Descrizione generale

In Italia però, vista l’assenza del Girfalco e del Falco Sacro, il Pellegrino è il Falco più grosso che possa essere osservato, essendo il Lanario (Falco biarmicus) di dimensioni leggermente inferiori.

La lunghezza totale di un Pellegrino va da 360 mm a 480 mm, mentre la sua apertura alare va da 850 a 1200 mm (Brichetti e Fracasso, 2003).

Le ali sono appuntite e lunghe; ci sono 10 remiganti primarie e 13 remiganti secondarie; la remigante primaria P9 è la più lunga e ha una intaccatura nella parte esterna, caratteristica che distingue questa specie da altri Falchi, quali il Lanario, il Sacro e il Girfalco.

La coda è corta, leggermente arrotondata e più ampia che in altri falconi; Il tarso è piumato per un terzo della sua superficie.

Non esistono differenze cromatiche tra maschi e femmine, ma solo una differenza dimensionale (Dimorfismo Sessuale Dimensionale Rovesciato); il maschio infatti è di circa un terzo più piccolo della femmina e per questo nel gergo dei falconieri viene chiamato “terzuolo” mentre la femmina è detta “falcone”. Esiste invece una differenza cromatica e morfologica tra giovani e adulti.

Identificazione in volo

Lo stile di volo del Pellegrino è quasi inconfondibile: esso batte le ali con colpi veloci secchi e potenti, intervallando il battito alare con rapide scivolate; la picchiata è tipica di questo rapace e difficilmente osservabile in altre specie italiane.

Distribuzione in Italia

In Italia il Pellegrino è sedentario e nidificante nella zona continentale e nelle isole (Sardegna, Sicilia ed isole minori), ma vi giungono anche popolazioni migratrici da nord (F. p. calidus). La densità delle popolazioni varia in base alle condizioni ambientali e alla disponibilità di prede e soprattutto di siti idonei alla riproduzione. Nelle Alpi orientali risulta meno abbondante e localizzato così come negli Appennini sicuramente a causa delle più difficili condizioni climatiche e probabilmente per una minore frequenza di siti riproduttivi idonei; risulta raro anche nei sistemi collinari isolati. Manca come nidificante nella fascia più elevata delle vallate interne alpine a causa delle avverse condizioni climatiche e nelle zone pianeggianti (Pianura Padana, Salento) sicuramente a causa della mancanza di pareti idonee alla nidificazione, ma frequenta le pianure in inverno come territori di caccia; recentemente si sta però osservando un adattamento del Pellegrino a riprodursi anche in queste zone sfruttando siti di nidificazione alternativi come le strutture artificiali (edifici, piloni, torri etc.), probabilmente per effetto della notevole espansione della popolazione.

Habitat urbano

Un fenomeno nuovo a cui si sta assistendo in questi ultimi anni di forte ripresa numerica delle popolazioni di Pellegrino sia a livello italiano che europeo è l’urbanizzazione spontanea di questa specie. Se, fino a pochi anni fa, le coppie conosciute che si riproducevano in città si potevano contare sulle dita di una sola mano, oggi ci sono decine e decine di segnalazioni di coppie di Pellegrino urbano, sia in Italia che nel resto di Europa, e il trend delle segnalazioni è in costante crescita anno dopo anno.

Volo e velocità

Il “Proiettile vivente”, così uno dei più grandi naturalisti e studiosi di rapaci nel mondo, Felix Rodriguez de la Fuente, ha definito il Falco pellegrino nei suoi famosissimi documentari e “quaderni di campo”; ed effettivamente questo Falco è probabilmente l’essere vivente più veloce sulla faccia della Terra.

La velocità del Pellegrino ha da sempre affascinato l’Uomo, che ha cercato di misurarla in tutti i modi, a volte sfruttando le tecnologie più avanzate. Durante la picchiata il falco chiude le ali, portandole aderenti al corpo, e cade “a goccia” per centinaia di metri, raggiungendo velocità strabilianti nell’ordine dei 300 km orari prima di catturare una preda.

Alimentazione e prede

Il Pellegrino è un rapace così detto "ornitofago", cioè si nutre quasi esclusivamente di Uccelli, della dimensione variabile dai piccoli Passeriformi di pochi grammi fino alle anatre di quasi 1 kg di peso o più. Raramente può nutrirsi anche di Mammiferi (micromammiferi, conigli, pipistrelli), Anfibi, Pesci e Insetti (soprattutto i giovani).

I Columbiformi (tortore e piccioni, sia selvatici che della razza domestica e urbana) sono le prede preferite dal Falco pellegrino, quando sono presenti ovviamente; in tutto il suo areale di distribuzione essi costituiscono una grossissima percentuale della dieta di questo Falco, dal 20 al 60% in media ma con punte dell'80-90% in certi territori dove queste prede sono particolarmente abbondanti, come l'ambiente urbano, soprattutto durante il periodo riproduttivo.

La dimensione del piccione è ottimale per il Pellegrino, le sue carni sono gustose e ricche di nutrienti e catturare un piccione è per il Pellegrino un ottimo equilibrio tra energia spesa per la cattura ed energia guadagnata dal cibarsene. Il piccione però non è una preda facile, ha una anatomia alare molto simile a quella del Pellegrino, ha un volo molto veloce e riesce ad eseguire delle rapidissime manovre aeree che gli permettono di sfuggire nella gran parte dei casi alla predazione; inoltre i piccioni e le tortore hanno un sistema antipredatorio estremamente efficace, il loro piumaggio infatti è attaccato piuttosto blandamente al corpo, così che quando vengono attaccate da un Pellegrino esse si staccano con estrema facilità e il Falco resta con un pugno di piume tra le zampe, mentre il piccione riesce a scappare.

Da vari studi alimentari eseguiti in ambienti urbani italiani (Roma, Bologna, Forlì, Firenze) risulta che la maggiore percentuale sia numerica che in bio-massa è rappresentata dal Piccione urbano (C. livia) che in alcuni periodi può essere superato dallo Storno e dal Rondone (almeno in termini numerici). Altre prede urbane piuttosto frequenti sono la Quaglia (Coturnix coturnix), la Tortora dal collare (Streptopelia decaocto) e la Tortora comune (Streptopelia turtur), l’Upupa (Upupa epos), la Ballerina bianca (Motacilla alba), il Merlo (Turdus merula), il Tordo bottaccio (Turdus philomelos), il Passero solitario (Monticala solitarius), la Capinera (Sylvia atricapilla), il Luì piccolo (Phylloscopus collybita), la Cinciarella (Parus caeruleus), la Passera d’Italia (Passer italiae), la Passera montana (Passer montanus), il Verdone (Carduelis chloris) e il Cardellino (Carduelis carduelis).

Prede particolari facenti parti della dieta dei Falchi pellegrini urbani sono: Alzavola (Anas crecca), Tuffetto (Tachybaptus ruficollis), Svasso piccolo (Podiceps nigricollis), Avocetta (Recurvirostra avosetta), Beccaccia (Scolopax rusticola), Beccaccino (Gallinago gallinago), Porciglione (Rallus aquaticus), Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), Pavoncella (Vanellus vanellus), Gabbiano comune (Larus ridibundus), Sparviere (Accipiter nisus), Assiolo (Otus scops), Torcicollo (Jynx torquilla).

Le borre

Come tutti i rapaci il Pellegrino rigurgita le parti non digerite delle prede (ossa e penne) sotto forma di borre (o boli). I succhi gastrici dei falconi sono molto acidi e dunque anche le ossa delle prede vengono digerite completamente o in parte.